Bruxelles (Belgio) – Le vendite di pompe di calore residenziali sono aumentate dell’11% nei primi sei mesi del 2026 nei 12 Paesi europei monitorati. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi dalla European Heat Pump Association (Ehpa). Tra gennaio e giugno sono state vendute circa 1.163.000 pompe di calore, rispetto alle 1.048.000 unità registrate nello stesso periodo del 2025.
Secondo l’Ehpa, tra i possibili fattori alla base della crescita vi sono l’aumento dei prezzi di petrolio e gas verificatosi dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran nel febbraio 2026 e, successivamente, le iniziative della Commissione europea volte a incoraggiare i governi dell’Ue a ridurre la tassazione sull’elettricità per accelerare il passaggio dai combustibili fossili.
“L’Europa sta ponendo fine alla propria dipendenza da una droga tossica e costosa proveniente da fornitori poco affidabili: il gas. Quanto prima l’elettricità diventerà la soluzione più conveniente, tanto più rapidamente potremo procedere verso la decarbonizzazione. La soluzione? Ridurre le tasse sull’elettricità e trasferirle sui combustibili fossili. La Commissione europea lo ha chiarito, ma ora tutti i governi dell’Ue devono attuarlo, seguendo l’esempio di Paesi Bassi e Belgio”, ha dichiarato Paul Kenny, direttore generale di Ehpa.
Nel suo Electrification Action Plan, la Commissione europea afferma in particolare che la tassazione sull’elettricità non dovrebbe essere superiore a quella applicata al gas. La Commissione propone inoltre una revisione degli oneri di rete che i consumatori pagano nelle bollette elettriche, con l’obiettivo di favorire soluzioni flessibili come le pompe di calore. Per il momento, tuttavia, i dati Ehpa mostrano che in molti casi le imposte sull’elettricità sono ancora superiori a quelle sul gas, rendendo l’energia elettrica più costosa di diverse volte.
I 12 Paesi considerati nell’analisi sono Austria, Belgio, Svizzera, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Svezia.


