Un supermercato del 2036 potrebbe funzionare in modo molto diverso da quello che conosciamo oggi.
Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration
Proviamo a entrare in un supermercato nel 2036. A prima vista non sarà molto diverso da quello nel quale facciamo la spesa oggi. Ci saranno ancora frutta e verdura, carne, pesce, latticini, surgelati e bevande. I clienti continueranno a prendere i prodotti dai banchi refrigerati e gli addetti continueranno a rifornirli.
La vera differenza sarà dietro le quinte.
Alle cinque del mattino, quando il punto vendita è ancora chiuso, la refrigerazione avrà già cominciato a prepararsi per la giornata. Non funzionerà semplicemente per raggiungere una temperatura e mantenerla. Conoscerà l’orario di apertura, le consegne previste, le condizioni climatiche e i consumi energetici programmati. Potrà modulare il proprio funzionamento in funzione di ciò che sta per accadere.
È un passaggio importante: dalla refrigerazione che reagisce alla refrigerazione che anticipa.
Quando arriveranno i primi camion, anche la catena del freddo sarà più strettamente integrata nella gestione del punto vendita. Celle e sistemi di conservazione potranno registrare temperature e condizioni della merce, segnalando immediatamente eventuali anomalie. La gestione della temperatura non sarà più un’attività separata dalla logistica, ma una sua componente.
Anche il banco frigorifero, pur continuando ad avere un aspetto familiare, sarà profondamente diverso. Sensori e sistemi di controllo potranno rilevare temperatura, umidità, aperture delle porte, carico e consumi. Il banco delle carni, per esempio, non avrà necessariamente lo stesso comportamento alle dieci del mattino e alle sette di sera. Il numero di aperture, il ricambio della merce e l’afflusso dei clienti cambieranno continuamente le condizioni di esercizio. La macchina si adatterà.
E questa frase potrebbe diventare una delle più importanti della refrigerazione commerciale del prossimo decennio.
Oggi siamo ancora abituati a considerare il banco, l’impianto, il controllo elettronico e il sistema di monitoraggio come elementi distinti. Nel futuro saranno sempre più parti di un unico sistema.
Il supermercato stesso diventerà una sorta di organismo energetico. Se il tetto produce energia fotovoltaica nelle ore centrali della giornata, la refrigerazione potrà sfruttarla aumentando, entro limiti controllati, la produzione di freddo. Quando l’energia sarà più costosa o la rete maggiormente sollecitata, potrà ridurre il proprio assorbimento utilizzando il freddo già accumulato.
Il cliente non se ne accorgerà. Prenderà semplicemente un vasetto di yogurt da un banco che avrà consumato energia in modo diverso rispetto a oggi.
È qui che cambierà anche il concetto di efficienza. Non basterà più dire che un’apparecchiatura consuma meno di un’altra. Bisognerà sapere quanto consuma l’intero sistema e, soprattutto, come distribuisce i consumi nel corso della giornata.
La refrigerazione potrebbe così diventare parte della gestione energetica del supermercato, insieme a illuminazione, climatizzazione, fotovoltaico e sistemi di accumulo.
Ma c’è un’altra trasformazione destinata a essere molto concreta: la manutenzione.
Oggi il tecnico viene spesso chiamato quando un’apparecchiatura presenta un problema. Nel supermercato del futuro riceverà invece informazioni prima che il problema diventi evidente. Un compressore che aumenta progressivamente il proprio consumo, una temperatura che si discosta dai valori abituali, un componente che modifica il proprio comportamento: saranno tutti segnali registrabili.
Il tecnico potrà arrivare sapendo già dove intervenire e, in alcuni casi, con il ricambio necessario.
Non significa che il frigorista diventerà meno importante. Al contrario. Cambierà il suo lavoro. Dovrà conoscere sempre meglio elettronica, sistemi di controllo, diagnostica e gestione dei dati, oltre alla tradizionale competenza frigorifera.
Ed è qui che compare uno dei problemi più concreti del futuro: chi avrà le competenze per gestire una refrigerazione così sofisticata?
La tecnologia può accelerare, ma le persone devono poterla seguire. Una macchina più intelligente non serve a molto se non esiste un tecnico capace di interpretarne i segnali, verificarne il funzionamento e intervenire quando necessario.
Anche il refrigerante sarà probabilmente una delle caratteristiche che guarderemo con occhi diversi. Il passaggio verso refrigeranti naturali e soluzioni a basso GWP è già in corso e continuerà a modificare profondamente la progettazione.
R290, CO₂ e altre soluzioni non saranno semplicemente alternative contenute in un catalogo. Condizioneranno sicurezza, componentistica, architettura degli impianti e procedure di manutenzione.
La transizione ecologica, quindi, non consiste soltanto nel cambiare il gas. Significa ripensare la macchina.
E forse proprio la macchina sarà il luogo nel quale vedremo un’altra grande trasformazione.
Perché nel 2036 potrebbe essere normale sostituire un modulo e non un intero banco, aggiornare un sistema di controllo senza cambiare l’apparecchiatura, intervenire su un componente mantenendo in servizio tutto il resto. La refrigerazione diventerà più modulare e aggiornabile. Anche questa è sostenibilità.
Una macchina che consuma poco ma viene sostituita integralmente dopo pochi anni non rappresenta necessariamente la soluzione più razionale. Una macchina progettata per durare, essere riparata e migliorata nel tempo può avere un valore ambientale ed economico molto maggiore.
L’intelligenza artificiale entrerà naturalmente in questo processo, soprattutto nell’analisi dei dati. Potrà riconoscere anomalie, confrontare consumi e prestazioni, suggerire regolazioni e contribuire a individuare in anticipo possibili problemi. Ma sarà uno strumento, non il protagonista.
Il vero cambiamento sarà altrove: nel fatto che il frigorifero non lavorerà più isolato.
E allora possiamo tornare alla domanda iniziale: se fra dieci anni entrassimo in un supermercato, quale caratteristica della refrigerazione di oggi ci sembrerebbe completamente superata?
Probabilmente non il compressore, non il banco, non la cella e neppure una specifica tecnologia. Ci sembrerebbe antiquata la loro separazione.
Nel 2026 pensiamo ancora alla refrigerazione come a un insieme di apparecchiature. Nel 2036 potremmo considerarla come una rete nella quale freddo, energia, edificio, logistica e manutenzione dialogano continuamente.
Il cliente continuerà a vedere un banco frigorifero. Dietro quel banco, però, ci sarà un sistema capace di modulare i consumi, prevedere gli interventi, gestire l’energia disponibile, controllare le prestazioni e prolungare la vita delle apparecchiature.
Il futuro, insomma, non sarà necessariamente un supermercato pieno di macchine spettacolari.
Sarà un supermercato nel quale le macchine lavoreranno meglio insieme.
Ed è forse questa la cosa che, fra dieci anni, ci farà apparire davvero antiquata la refrigerazione del 2026: il fatto che per far funzionare bene un supermercato abbiamo ancora bisogno di tante macchine che, troppo spesso, non sanno abbastanza l’una dell’altra.


