Washington D.C. (Usa) – Il commercio illegale di sostanze lesive dell’ozono (Ods) rappresenta una delle principali criticità emerse durante la progressiva eliminazione dei refrigeranti regolamentati e offre indicazioni anche per la fase di riduzione degli Hfc. Si legge su Refindustry che, secondo l’Environmental Investigation Agency (Eia), a metà degli anni ’90 il traffico illegale di Ods raggiungeva circa 20mila tonnellate l’anno, pari al 20% del commercio legittimo. Le indagini condotte negli anni ’90 e 2000 avevano evidenziato pratiche come falsificazione di etichette e documenti, riconfezionamento, utilizzo di Paesi di transito e ricorso a intermediari.
Un caso emerso nel 2003 coinvolgeva Singapore, Sudafrica e Stati Uniti: Cfc di nuova produzione venivano inviati in Sudafrica e dichiarati come refrigerante usato recuperato da apparecchiature minerarie, per poi essere venduti negli Stati Uniti. In una spedizione, 28,5 tonnellate di Cfc-12 erano state dichiarate come provenienti da una miniera d’oro, mentre le apparecchiature della miniera avevano una capacità complessiva di appena 9 tonnellate.
Secondo i dati della World Customs Organization, nel 2025 sono stati registrati 185 sequestri di Ods e Hfc di contrabbando, il 26% in più rispetto al 2024. I sequestri di Hcfc sono stati 98, con un incremento del 30%. Tra le modalità individuate figurano la dichiarazione errata delle bombole e l’occultamento dei refrigeranti all’interno di carichi misti o apparecchiature.
Anche la Corea del Sud ha intensificato i controlli. Dal 7 al 18 settembre 2026, la Special Judicial Police Unit della provincia di Gyeonggi ha condotto un’operazione nei confronti di 150 operatori del settore dei rottami, con l’obiettivo di contrastare il rilascio di Hfc durante la raccolta e lo smantellamento illegale di frigoriferi e condizionatori, oltre all’abbandono e allo smaltimento illecito dei rifiuti.
Secondo l’Eia, un contrasto efficace richiede il monitoraggio dei refrigeranti lungo tutta la catena di approvvigionamento, una maggiore condivisione delle informazioni e cooperazione tra autorità e Paesi, oltre a dati centralizzati, formazione specifica per il personale doganale e controlli più efficaci nei porti.


