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Unep e Ccac: integrare clima e qualità dell’aria può generare forti benefici economici

Nairobi (Kenya) – Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e la Climate and Clean Air Coalition (Ccac) hanno pubblicato la prima valutazione economica globale dedicata all’integrazione delle politiche per il clima e la qualità dell’aria, intitolata ‘Hidden assets: The economic and health case for climate and clean air action’. Secondo il rapporto, intervenire contemporaneamente sui due fronti potrebbe generare un beneficio aggiuntivo pari allo 0,2% del Pil globale.

La valutazione considera 25 soluzioni distribuite in sei settori e stima che ogni dollaro investito possa generare circa 15 dollari di benefici complessivi, includendo quelli sanitari e non di mercato, mentre i soli benefici di mercato arriverebbero a circa 4 dollari. L’attuazione delle misure richiederebbe costi pari allo 0,7% del Pil nel prossimo decennio e a circa lo 0,5% entro la fine del secolo. In caso di applicazione immediata, i benefici potrebbero raggiungere il 2,8% del Pil nel 2035, il 4,5% nel 2050 e l’11,4% nel 2100, con un rendimento interno del 60%.

Il rapporto evidenzia anche l’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico: nel 2025 il particolato fine PM2,5 e l’ozono troposferico avrebbero causato circa 6,4 milioni di morti premature, mentre l’inquinamento domestico ne avrebbe provocate altre 2 milioni. Il PM2,5 è inoltre associato ogni anno a milioni di casi di asma infantile, infarti, broncopneumopatia cronica ostruttiva, diabete, ictus e demenza.

Le 25 soluzioni comprendono quattro interventi di decarbonizzazione di lungo periodo, tra cui energie rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei trasporti, e 21 misure per la qualità dell’aria e la riduzione degli inquinanti climatici di breve durata. Tra queste rientrano la riduzione del metano, la diffusione della cottura e del riscaldamento puliti, standard per veicoli e industria, interventi sull’agricoltura e sui rifiuti, prevenzione degli incendi e riduzione graduale degli HFC.

Entro il 2050 l’applicazione delle misure potrebbe dimezzare le emissioni di CO2, ridurre del 60% quelle di metano e di circa il 70% i principali precursori del PM2,5, evitando circa 0,34 °C di riscaldamento globale. Le soluzioni potrebbero inoltre evitare, entro il 2050, 144 milioni di morti premature legate all’inquinamento atmosferico.

Il rapporto segnala tuttavia che le principali barriere sono economiche, tecniche, sociali e istituzionali. I ritardi nell’attuazione durano mediamente otto anni e ogni anno perso comporta una perdita superiore allo 0,5% del Pil, pari a circa 1.500 miliardi di dollari. Una riforma delle modalità di intervento potrebbe consentire di evitare fino a 10mila miliardi di dollari di costi sanitari cumulativi entro il 2040.

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