Kigali (Ruanda) – Il 2 novembre 2026 l’International Institute of Refrigeration (Iir) ha presentato a Kigali, durante un evento parallelo alla 38esima riunione delle Parti del Protocollo di Montreal, la quinta edizione del Blue Book, ‘Recommendations for Chilled Storage of Perishable Produce’. L’incontro, organizzato insieme alla Climate and Clean Air Coalition, ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti e operatori per discutere il contributo della refrigerazione alla riduzione delle perdite alimentari e delle emissioni.
Pubblicato per la prima volta nel 1959 e aggiornato nel 1967, 1979 e 2000, il volume rappresenta un riferimento scientifico internazionale per la conservazione refrigerata dei prodotti deperibili. La nuova edizione, realizzata con il contributo di 56 autori e revisori provenienti da tutto il mondo, aggiorna tutti i capitoli e introduce nuove sezioni dedicate a uova, pane precotto, birra e bevande a base di succhi non derivati dalla frutta. Sono inoltre affrontati frutta e verdura, carne, pollame, pesce, latticini, alimenti pronti, fiori recisi, sementi, tecnologie di raffreddamento e refrigeranti a basso Gwp.
L’importanza del documento è legata anche all’impatto della catena del freddo sulla sicurezza alimentare. Secondo le stime dell’Iir, i Paesi a basso reddito potrebbero risparmiare circa 144 milioni di tonnellate di alimenti all’anno se disponessero di infrastrutture per la refrigerazione alimentare paragonabili a quelle dei Paesi sviluppati. Circa il 28% dei terreni agricoli mondiali, inoltre, viene utilizzato per produrre alimenti che non saranno mai consumati.
Durante l’evento sono state presentate esperienze concrete da Kenya, Giappone e Giordania, con progetti che spaziano dagli impianti di conservazione alimentati a energia solare agli incentivi per apparecchiature con refrigeranti naturali. In Kenya, una cella frigorifera condivisa ha permesso di ridurre del 40% le perdite post-raccolta, con un ritorno dell’investimento stimato in 2,5 anni. In Somalia, un progetto per la produzione di ghiaccio ha ridotto il deterioramento medio dei prodotti dal 20% a meno dell’1%.
Come sottolineato durante l’incontro, “una cella frigorifera non è una catena del freddo”: servono infatti energia affidabile, trasporti efficienti, tecnici qualificati, finanziamenti accessibili e politiche coerenti.


