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Quando il freddo diventa hackerabile

Impianti sempre più connessi, ma anche più esposti: la sicurezza informatica diventa una nuova sfida per la refrigerazione commerciale.

Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration

Per molto tempo, quando si parlava di sicurezza nella refrigerazione, il pensiero correva a temperature, pressioni, fughe di refrigerante, guasti elettrici e manutenzione. Oggi a questo elenco bisogna aggiungere un elemento nuovo, invisibile ma altrettanto concreto: la sicurezza informatica.

La ragione è semplice. La refrigerazione commerciale non è più soltanto un insieme di macchine che producono freddo. È diventata un ecosistema digitale nel quale controller, sensori, sistemi di supervisione e reti di comunicazione dialogano continuamente. Si può controllare un impianto a distanza, ricevere allarmi, modificare parametri, analizzare consumi e intervenire senza essere fisicamente sul posto. Una trasformazione che ha portato efficienza e nuove possibilità di gestione, ma che richiede anche nuove forme di protezione.

A ricordarcelo è una ricerca condotta da Team82, il gruppo di ricerca di Claroty, che ha analizzato due piattaforme di supervisione utilizzate nella refrigerazione commerciale: Danfoss AK-SM 800A e Copeland XWEB Pro. Le vulnerabilità individuate dimostrano che un problema apparentemente confinato al mondo digitale può arrivare a produrre conseguenze molto concrete sull’impianto e, soprattutto, su ciò che l’impianto deve proteggere.

Il dato più importante, quindi, non è soltanto il numero delle vulnerabilità scoperte. È capire che cosa può succedere quando un sistema di controllo viene compromesso.

Dal computer alla merce

Quando viene violato un sistema informatico, si pensa normalmente a dati rubati, account compromessi o computer bloccati. In un impianto frigorifero, invece, il bersaglio può essere qualcosa di molto più tangibile: la temperatura.

Un controller di supervisione occupa infatti una posizione strategica. È il punto attraverso il quale gli operatori possono monitorare l’impianto, gestire allarmi e impostazioni e comunicare con i dispositivi che controllano concretamente le apparecchiature frigorifere.

Nel caso della piattaforma Copeland XWEB Pro, Team82 ha dimostrato in un ambiente di test che la compromissione del controller poteva arrivare a incidere sul funzionamento fisico della refrigerazione, alterando le condizioni di conservazione delle merci.

È questo l’elemento che rende diversa la cybersecurity applicata alla refrigerazione rispetto a quella di un normale sistema informatico: dietro il software c’è un processo fisico.

Un comando impartito al sistema non modifica soltanto una schermata. Può avere conseguenze sul funzionamento di compressori, ventilatori, sistemi di sbrinamento e altri componenti. E se la variazione non viene riconosciuta tempestivamente, il danno può manifestarsi quando ormai il prodotto è compromesso.

Due casi che fanno scuola

L’indagine sul Danfoss AK-SM 800A ha evidenziato diverse criticità nell’interfaccia web di gestione. Tra queste, un meccanismo di autenticazione non documentato che poteva consentire di aggirare le normali procedure di accesso, oltre a vulnerabilità che potevano portare all’esecuzione di codice da remoto. I ricercatori hanno inoltre individuato migliaia di interfacce di gestione accessibili pubblicamente su Internet.

Nel caso di Copeland XWEB Pro, il quadro è risultato ancora più articolato: sono state individuate 23 vulnerabilità, 21 delle quali classificate ad alta gravità. La combinazione delle falle poteva consentire a un attaccante di superare progressivamente i meccanismi di protezione fino a ottenere l’esecuzione di codice con privilegi elevati.

La lezione, però, non riguarda soltanto questi due controller. È che un sistema di supervisione deve essere considerato a tutti gli effetti una componente critica dell’impianto.

Cosa cambia per chi gestisce un impianto

Da questa consapevolezza dovrebbe partire una revisione delle normali procedure operative.

La prima misura è apparentemente banale: sapere esattamente quali dispositivi sono installati e come sono collegati. Controller, gateway, modem, sistemi di supervisione e dispositivi utilizzati per l’accesso remoto devono essere censiti. Se non si conosce l’architettura, è difficile capire dove possa trovarsi una vulnerabilità.

Il secondo passo riguarda gli accessi. Le credenziali predefinite devono essere sostituite e gli account non più necessari eliminati o disabilitati. Gli accessi da remoto devono essere limitati alle persone autorizzate e, dove previsto dal sistema, protetti con meccanismi di autenticazione più robusti. Non tutti devono poter fare tutto: chi deve soltanto consultare gli allarmi non dovrebbe necessariamente avere la possibilità di modificare i parametri di funzionamento.

Poi c’è la rete. I sistemi di refrigerazione non dovrebbero essere collegati senza criterio alla rete aziendale o direttamente a Internet. La separazione tra sistemi IT e sistemi OT, insieme a firewall e regole di accesso adeguate, può ridurre la possibilità che la compromissione di un computer aziendale diventi anche un problema per l’impianto frigorifero.

Un altro punto fondamentale è rappresentato dagli aggiornamenti. Firmware e software dei controller devono essere mantenuti aggiornati secondo le indicazioni del produttore. Ma non basta scaricare una nuova versione: occorre sapere quale versione è installata, verificare gli aggiornamenti di sicurezza disponibili e programmare l’intervento in modo da non compromettere la continuità operativa.

Nel caso analizzato da Team82, la segnalazione delle vulnerabilità ai produttori attraverso un processo di coordinated disclosure ha portato al rilascio di firmware correttivi. Danfoss ha risolto i problemi individuati con una nuova versione del firmware, mentre Copeland ha distribuito la versione 1.13 di XWEB Pro.

Per un’azienda, quindi, ricevere un bollettino di sicurezza dovrebbe avere una conseguenza molto concreta: verificare immediatamente se i propri impianti sono coinvolti e pianificare l’aggiornamento.

Anche la manutenzione deve cambiare

La cybersecurity entra così direttamente nel lavoro del manutentore.

Durante una normale attività di assistenza non dovrebbe essere verificato soltanto se il compressore funziona correttamente o se la temperatura è quella prevista. Bisogna prestare attenzione anche al sistema di controllo: versione del firmware, configurazione degli accessi, collegamenti di rete e modalità utilizzate per la teleassistenza.

Anche gli accessi temporanei meritano attenzione. Un tecnico esterno che deve collegarsi da remoto per un intervento dovrebbe disporre dell’accesso necessario per svolgere quella specifica attività, non di una porta permanentemente aperta verso l’impianto.

E soprattutto bisogna prevedere cosa accade se il sistema digitale non è più disponibile. Un impianto deve poter essere gestito in condizioni di emergenza anche quando la supervisione remota viene isolata o messa fuori servizio. Procedure manuali, allarmi locali e responsabilità definite possono fare la differenza tra un incidente informatico e una perdita di prodotto.

La temperatura come indicatore

C’è infine un principio molto concreto che la refrigerazione conosce già bene: monitorare.

La cybersecurity non sostituisce il controllo della temperatura; lo completa. Se un parametro viene modificato senza autorizzazione, se un controller si comporta in modo anomalo o se un dispositivo perde improvvisamente la comunicazione, il sistema dovrebbe generare un allarme e consentire all’operatore di intervenire.

Anche qui la tecnologia può diventare parte della soluzione. Il controllo incrociato degli allarmi, la registrazione degli accessi e delle modifiche ai parametri e il monitoraggio delle comunicazioni possono aiutare a distinguere un normale intervento di manutenzione da un comportamento anomalo.

Non si tratta di trasformare ogni frigorista in un esperto di cybersecurity. Si tratta di fare in modo che IT, OT e manutenzione parlino finalmente la stessa lingua.

Una nuova idea di affidabilità

La vicenda dei controller Danfoss e Copeland non dovrebbe quindi essere interpretata soltanto come un problema riguardante due specifici prodotti. Il suo significato è più generale e riguarda l’evoluzione dell’intero settore.

Per decenni abbiamo considerato affidabile un impianto capace di funzionare senza fermarsi, mantenere la temperatura prevista, consumare il meno possibile e garantire la conservazione delle merci.

Oggi questa definizione non basta più.

Un impianto moderno deve essere efficiente, controllabile e resistente anche alle minacce digitali. La sicurezza informatica non è un elemento estraneo alla refrigerazione: è diventata una componente della sua affidabilità.

La digitalizzazione continuerà ad avanzare, perché offre vantaggi troppo importanti per essere fermata. Ma insieme alla possibilità di controllare un impianto da lontano deve crescere la capacità di proteggerlo.

Perché il vero rischio non è che qualcuno entri in un computer.

È che, attraverso quel computer, riesca a spegnere il freddo.

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