Porirua (Nuova Zelanda) – Le abitazioni della Nuova Zelanda sono mediamente più calde in inverno rispetto a 20 anni fa, ma molte camere da letto continuano a registrare temperature inferiori ai livelli raccomandati durante la notte. È quanto emerge dallo studio ‘Household Energy End-use Project 2’ (Heep2) di BRANZ.
Rispetto alla prima ricerca Heep, condotta tra il 1999 e il 2005, le temperature medie dei soggiorni sono aumentate di 2,6-3,5°C nell’arco della giornata. La temperatura serale media raggiunge oggi 20,4°C, superiore ai 18°C indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità come temperatura interna minima raccomandata. La situazione è diversa nelle camere da letto: durante la notte la temperatura media scende a 16,5°C e arriva a circa 15,7°C al mattino. Il 41% delle rilevazioni notturne è risultato inferiore a 16°C, mentre il 18% è sceso sotto i 14°C.
Secondo BRANZ, l’85% delle famiglie riscalda regolarmente il soggiorno durante l’inverno, mentre solo circa un terzo riscalda le camere occupate dagli adulti e il 41% non le riscalda mai. Nelle abitazioni con bambini piccoli, circa il 40% delle camere viene invece riscaldato ogni giorno o nella maggior parte dei giorni invernali.
Un cambiamento significativo riguarda la diffusione delle pompe di calore, passata dall’1% delle abitazioni rilevato nello studio originario a oltre il 60% oggi. “Le pompe di calore sono una parte importante del motivo per cui i soggiorni sono più caldi in inverno. Riscaldano questi ambienti in modo efficiente ed efficace: un cambiamento significativo rispetto a 20 anni fa, quando le famiglie facevano molto più affidamento su stufe elettriche portatili o a GPL”, ha spiegato Vicki White, senior scientist di BRANZ.
Lo studio Heep2 ha coinvolto oltre 750 famiglie in tutta la Nuova Zelanda, con un gruppo monitorato continuamente per 12 mesi per rilevare consumi elettrici, temperatura e umidità. “È incoraggiante vedere che le abitazioni sono mediamente più calde in inverno, ma le temperature variano ancora molto da casa a casa, e molte famiglie vivono in condizioni più fredde e devono affrontare problemi come umidità e muffa”, ha aggiunto White.
Il rapporto sulle temperature interne è il primo di tre studi Heep2. Seguiranno analisi sull’umidità interna e sui consumi energetici domestici. La ricerca è stata finanziata attraverso il Building Research Levy, con il cofinanziamento del ministry of Business, Innovation and Employment e del New Zealand Green Building Council.


