Roma – Nessun allarme, ma massima allerta. È la formula uscita dai vertici romani convocati dopo gli attacchi informatici che, tra il 1° e il 2 novembre, hanno alterato i sistemi di refrigerazione di oltre cento esercizi in diversi Paesi europei, portando in alcuni casi i congelatori fino a 50 gradi. A Palazzo Chigi e all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) si è fatto il punto con aziende e operatori della filiera, come ricostruisce Repubblica.
La presidenza del Consiglio ha definito l’impatto in Italia “fortemente limitato”, circoscritto a esercizi con sistemi di protezione obsoleti. Secondo fonti di governo i punti vendita colpiti sono otto. Il dato non coincide con quello di Federdistribuzione, che aveva parlato di circa venti supermercati siciliani coinvolti. La differenza potrebbe dipendere da cosa si conta, anomalie segnalate o attacchi confermati. Oltre ai supermercati a marchio Coop in Sicilia, sono stati interessati la società toscana di ristorazione Siaf e l’emiliana Valpizza, produttrice di surgelati.
Il punto politico, però, è un altro. Dai vertici è emersa la volontà di cominciare a multare le aziende soggette agli obblighi di sicurezza che continuano a non adeguarsi. Nessuno degli otto punti vendita colpiti, riferisce Repubblica, disponeva di protezioni in linea con gli standard europei. L’Acn vuole quindi affiancare a sensibilizzazione e assistenza tecnica le prime sanzioni: non può essere sempre lo Stato a intervenire quando un privato lascia la porta aperta agli hacker.
All’origine degli attacchi c’è una vulnerabilità nei sistemi riconducibili a Danfoss, una multinazionale da 9,4 miliardi di euro di ricavi nel 2025, con oltre 40mila dipendenti e una presenza in più di cento Paesi. Le sue tecnologie raffreddano i supermercati, ma il gruppo produce anche componenti per macchine agricole e industriali e dispositivi per il controllo dei motori elettrici. Un colosso, dunque, i cui prodotti sono diffusi in tutta Europa, e proprio per questo il difetto ha avuto una portata continentale.
Danfoss ha segnalato anche attacchi a 17 attività nei Paesi Bassi, soprattutto macellerie e piccoli negozi, facilitati da password predefinite e reti poco protette, e aveva già raccomandato ai clienti di scollegare le apparecchiature da Internet o limitarne l’accesso.
Resta poi il capitolo francese. I primi segnali sarebbero di una vulnerabilità legata a software obsoleti sarebbero arrivati quasi un mese fa, ma i servizi di Parigi non li avrebbero trasmessi ai colleghi europei. Se confermato, un mancato scambio di informazioni avrebbe impedito di intervenire per tempo.
Quanto ai responsabili, le intelligence europee sono tuttora al lavoro. L’unico elemento tecnico finora individuato sarebbe un’utenza indiana, che di per sé non prova nulla. La pista russa resta possibile ma non è considerata la più probabile, anche perché manca una richiesta di riscatto. Alcuni siti specializzati hanno evocato una matrice iraniana, ipotesi tutta da verificare.


