Parigi (Francia) – Gli imballaggi attivi possono contribuire a prolungare la conservabilità della frutta fresca, preservandone le caratteristiche sensoriali durante lo stoccaggio refrigerato. È quanto emerge da una revisione scientifica pubblicata sulla rivista Foods, ripresa dall’Istituto Internazionale della Refrigerazione e realizzata da ricercatori di Eversia, dell’Università Politecnica di Cartagena, dell’Universidad Católica San Antonio de Murcia e di altri istituti di ricerca spagnoli.
Dopo la raccolta, la frutta continua a essere metabolicamente attiva e la sua qualità evolve lungo la filiera. Le basse temperature rallentano il deterioramento, ma possono anche ridurre la formazione o il rilascio di composti volatili essenziali per l’aroma. È il caso dei meloni, nei quali il raffreddamento post-raccolta può diminuire la produzione degli esteri acetati responsabili del profilo aromatico caratteristico.
A differenza degli imballaggi passivi, quelli attivi intervengono sulle condizioni interne della confezione, regolando i livelli di ossigeno e anidride carbonica, l’umidità, l’accumulo di etilene e la proliferazione microbica. Queste tecnologie possono prolungare la shelf life, limitare la perdita d’acqua e ridurre il deterioramento, contribuendo a mantenere la qualità complessiva del prodotto. La loro efficacia dipende tuttavia da diversi fattori, tra cui la specie, la varietà, il grado di maturazione, il tasso di respirazione e la temperatura di conservazione. È necessario evitare sia un’eccessiva riduzione dell’ossigeno sia un accumulo eccessivo di CO₂, oltre a controllare il vapore acqueo per prevenire la condensa.
I ricercatori sottolineano inoltre l’importanza di verificare la sicurezza e la compatibilità sensoriale degli imballaggi, soprattutto quando rilasciano sostanze attive, come oli essenziali, composti vegetali volatili, etanolo o agenti antimicrobici. Devono essere rispettate anche le norme sui materiali a contatto con gli alimenti e gli eventuali requisiti di etichettatura e residui.


