Parigi (Francia) – La raccolta dell’acqua presente nell’aria potrebbe offrire una soluzione complementare per garantire l’approvvigionamento idrico nelle aree remote o dove le risorse tradizionali sono limitate. Una rassegna scientifica pubblicata sulla rivista Applied Thermal Engineering, realizzata da ricercatori della BRAC University in Bangladesh e della Swinburne University of Technology in Australia, analizza il potenziale delle tecnologie di atmospheric water harvesting. Lo riporta l’International Institute of Refrigeration.
Lo studio individua quattro approcci principali: sistemi a condensazione, che raffreddano l’aria sotto il punto di rugiada; sistemi basati su materiali igroscopici, capaci di catturare e rilasciare umidità; raffreddamento radiativo, che sfrutta la dispersione del calore verso il cielo notturno; e sistemi ibridi, che combinano diverse tecnologie per migliorare le prestazioni.
I progressi nei materiali, compresi i metal-organic frameworks, permettono di catturare l’umidità anche con livelli di umidità relativa del 10-20%. L’integrazione dell’energia solare può inoltre favorire il funzionamento autonomo degli impianti. Tra gli sviluppi analizzati figura un sistema termoelettrico alimentato a energia solare, testato in condizioni climatiche reali, che ha prodotto acqua rispettando requisiti microbiologici di base.
Restano tuttavia criticità legate ai consumi energetici, ai costi delle apparecchiature, alla variabilità della produzione e al controllo della qualità dell’acqua. Gli autori indicano tra le prospettive di sviluppo i sistemi ibridi, il recupero del calore di scarto e l’impiego di machine learning e controlli intelligenti.
Come sottolineato anche dall’International Institute of Refrigeration nel documento ‘The role of Refrigeration in the Global Economy, 3rd Edition’, queste innovazioni possono contribuire all’obiettivo di sviluppo sostenibile 6 delle Nazioni Unite, dedicato all’accesso universale all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari.


