Parigi (Francia) – La refrigerazione è indispensabile per la conservazione degli alimenti, la sanità, l’industria, le tecnologie dell’informazione e il settore energetico. Allo stesso tempo, il comparto deve affrontare la sfida della riduzione delle emissioni: secondo le stime dell’International Institute of Refrigeration (Iir), nel mondo sono in funzione circa 5,4 miliardi di apparecchiature frigorifere e il settore contribuisce per circa il 7,5% alle emissioni globali di CO₂.
Circa il 30% dell’impatto sul riscaldamento globale attribuito alla refrigerazione deriva dalle perdite dirette di refrigeranti fluorurati, tra cui Cfc, Hcfc e Hfc. La riduzione delle dispersioni e il passaggio a refrigeranti con un minore impatto climatico rappresentano quindi priorità fondamentali per il settore.
Un passaggio decisivo è stato l’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, adottato nel 2016 e ratificato da oltre 170 Paesi. L’accordo prevede la riduzione progressiva degli Hfc e promuove tecnologie più sostenibili, innovazione e rafforzamento delle capacità tecniche e normative nazionali. La sua piena attuazione potrebbe ridurre il consumo di Hfc di oltre l’80% ed evitare fino a 0,5 °C di riscaldamento globale entro il 2100.
Il Protocollo di Montreal ha già consentito di eliminare quasi il 99% delle sostanze responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono. L’Iir ha contribuito a questo percorso favorendo il dialogo tra comunità scientifica e decisori politici. Nel 1988 alcuni suoi esperti presentarono alternative rispettose del clima durante le riunioni delle Parti del Protocollo; nel giugno 1990, l’Unep e l’Iir pubblicarono congiuntamente il primo rapporto sulle opzioni tecnologiche per refrigerazione, climatizzazione e pompe di calore. Gli esperti dell’Iir continuano a partecipare ai rapporti del comitato tecnico Rtoc dell’Unep, che fornisce indicazioni scientifiche e tecniche per l’attuazione dell’Emendamento di Kigali.


