Unep e International Institute of Refrigeration hanno pubblicato un technology brief 2025 dedicato alle celle frigorifere walk-in nei Paesi dell’Articolo 5, analizzando tecnologie disponibili, refrigeranti, agenti espandenti per schiume isolanti e impatti ambientali. Come si legge su Refindustry, il documento evidenzia come queste piccole unità refrigerate siano utilizzate soprattutto per prodotti orticoli refrigerati e altri alimenti deperibili, supportando già oggi catene di esportazione per prodotti come fiori ed erbe aromatiche.
Il report si concentra sulle celle frigorifere di piccole dimensioni disponibili commercialmente, generalmente comprese tra cinque e 80 metri cubi, con alcune unità che possono raggiungere dimensioni doppie. Nelle economie a basso e medio reddito, la maggior parte di queste strutture viene utilizzata per la conservazione refrigerata tra 0 °C e +18 °C, mentre i magazzini congelati risultano ancora molto rari.
Il documento individua quattro principali tipologie di celle frigorifere utilizzate nei Paesi dell’Articolo 5: celle preassemblate, kit prefabbricati, container Iso refrigerati e strutture costruite localmente. I sistemi di raffreddamento sono prevalentemente unità monoblocco o split con circuiti a espansione diretta. Tra le soluzioni indicate figurano anche sistemi di accumulo termico e misure passive di supporto, come ombreggiamento e raffrescamento evaporativo, utili per gestire interruzioni di corrente e ridurre il fabbisogno frigorifero.
Secondo quanto riportato da Refindustry, le celle frigorifere hanno storicamente utilizzato R-404A, insieme ad altri HFC come R-134a, R-410A, R-125, R-22 e R-32. Tuttavia, quasi tutti i fornitori propongono oggi apparecchiature con refrigeranti alternativi a basso o bassissimo GWP, come R-290 e R-600a. Il report sottolinea però che gli idrocarburi richiedono restrizioni progettuali, standard tecnici adeguati e formazione specifica a causa della loro elevata infiammabilità.
L’accessibilità economica resta uno dei principali ostacoli. Una cella frigorifera da 33 metri cubi, equivalente a un container da 20 piedi, può costare tra 20mila e 50mila dollari, cifre spesso fuori portata per i piccoli agricoltori delle economie a basso e medio reddito. Per questo motivo, il report ritiene queste soluzioni più sostenibili per comunità agricole, imprese di maggiori dimensioni, operatori aggregatori e attività orientate all’export, soprattutto quando inserite all’interno di una più ampia catena del freddo.
Il documento raccomanda politiche coordinate, programmi di sensibilizzazione, sviluppo delle competenze tecniche, supporto ai primi utilizzatori, strumenti finanziari e garanzie sulla qualità delle apparecchiature. Viene inoltre evidenziata l’importanza di regolamenti sulla sicurezza alimentare, piani nazionali per il raffrescamento, formazione sulla sicurezza dei refrigeranti naturali e meccanismi economici per migliorare l’accessibilità delle tecnologie.


