La crescente domanda di capacità di calcolo, spinta in particolare dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sta accelerando la trasformazione dei sistemi di raffreddamento nei data center. In questo scenario si inserisce il contributo di SWEP, produttore globale di scambiatori di calore a piastre brasate (BPHE), che sta sviluppando soluzioni sempre più avanzate per supportare il passaggio al liquid cooling. Come si legge su Natural Refrigerants, l’azienda svedese – attiva dal 1983 e parte del gruppo Dover Corporation – opera con cinque stabilimenti produttivi in tre continenti e una presenza in oltre 20 Paesi, con più di 3,5 milioni di BPHE prodotti nel solo 2023.
Gli scambiatori BPHE rappresentano una tecnologia chiave per garantire un trasferimento di calore efficiente in diversi settori, tra cui comfort cooling, industria e data center. In particolare, nei data center vengono utilizzati come circuito intermedio per separare i loop esterni a glicole dai sistemi interni di raffreddamento dei server, assicurando affidabilità, modularità e continuità operativa.
“Abbiamo lavorato per molti anni sul recupero del calore in applicazioni come la generazione di energia e i sistemi CHP, ma oggi abbiamo una nuova fonte di calore: i data center”, ha spiegato Christer Frennfelt, business development manager di SWEP.
Con l’aumento della densità dei rack, soprattutto nei carichi legati all’AI, il tradizionale raffreddamento ad aria sta mostrando i propri limiti. L’acqua, in grado di trasferire il calore in modo molto più efficiente, si sta affermando come il fluido di riferimento. “Stiamo passando da temperature di 30-33 °C per lo storage a 45-60 °C per i carichi AI”, ha sottolineato Frennfelt. “Questo richiede una nuova generazione di scambiatori progettati su misura per le unità CDU”.
Per rispondere a queste esigenze, SWEP sta sviluppando nuovi modelli di BPHE, tra cui soluzioni con canali asimmetrici capaci di gestire contemporaneamente fluidi con diversa viscosità, come quelli utilizzati nei sistemi di immersion cooling. L’obiettivo è ottimizzare i flussi e ridurre le perdite di carico, mantenendo al contempo dimensioni compatte e alte prestazioni.
Un altro elemento centrale è il recupero del calore. I sistemi SWEP consentono di catturare il calore in eccesso generato dai data center e riutilizzarlo, ad esempio, nelle reti di teleriscaldamento tramite pompe di calore. In Europa, dove queste infrastrutture sono più diffuse, esistono già applicazioni concrete: in un caso citato, moduli containerizzati dotati di scambiatori e pompe recuperano fino a 10 MW di calore a temperature di 35-40 °C, successivamente innalzate fino a 90-95 °C per l’utilizzo urbano.
“Il calore in eccesso era qualcosa di cui i data center volevano liberarsi. Oggi è diventato un’opportunità di business”, ha affermato Frennfelt.
Oltre al liquid cooling, SWEP sta esplorando anche il potenziale dell’immersion cooling, tecnologia ancora in fase iniziale ma in rapida evoluzione. L’azienda è attualmente coinvolta in diversi progetti pilota, sia con sistemi monofase sia bifase, in collaborazione con produttori di sistemi.


