La tecnologia di riscaldamento dell’aria basata su catalisi dell’idrogeno sviluppata da HYTING potrebbe aprire nuove prospettive per l’efficienza energetica industriale e la gestione dei picchi di domanda. È quanto emerge da un’intervista di Natural Refrigerants a Tim Hannig, fondatore e managing director dell’azienda.
Il sistema sviluppato da HYTING è in grado di generare flussi d’aria fino a 300 °C e trova potenziali applicazioni nel riscaldamento di processo, nel settore automotive come supporto ausiliario e nel raffrescamento ad assorbimento. Tuttavia, a causa della limitata disponibilità di idrogeno, l’azienda si sta concentrando sul segmento più pratico e sostenibile dal punto di vista economico: il riscaldamento degli spazi industriali. “Con il peak shaving possiamo offrire già oggi un modello di business vantaggioso per i clienti, nonostante l’elevato costo dell’idrogeno”, ha dichiarato Hannig a Natural Refrigerants. “L’unità opera con un’efficienza del 98%, con solo l’1-2% dell’energia termica utilizzata per valvole, ventilatore ed elettronica”.
Nel mese di febbraio, HYTING ha messo in funzione il primo sistema di riscaldamento catalitico a idrogeno in un nuovo stabilimento industriale a Offenbach, in Germania. L’impianto, installato presso Flusys – azienda specializzata in pompe e sistemi per fluidi – combina una pompa di calore ibrida con il sistema HYTING da 10 kW, utilizzato per coprire i picchi di domanda termica in uno spazio produttivo di circa 1.000 m3.
Dal punto di vista tecnologico, si legge su Natural Refrigerants, il sistema utilizza un processo basato su catalizzatori sviluppati fin dagli anni ‘70. “Misceliamo idrogeno e aria in una concentrazione non infiammabile ben al di sotto del 4%”, ha spiegato Hannig. “La miscela attraversa un nucleo rivestito cataliticamente, dove l’idrogeno reagisce con l’ossigeno in un processo esotermico generando aria a bassa umidità a 300 °C. A questa temperatura si ossida tutto, anche il monossido di carbonio. Si tratta di un flusso d’aria calda estremamente pulito”. Per ragioni di sicurezza, il sistema è progettato per mantenere l’alimentazione di idrogeno e l’unità all’esterno dell’edificio, evitando accumuli potenzialmente infiammabili anche in caso di micro-perdite.
Hannig ha sottolineato che la tecnologia non è in competizione con le pompe di calore, ma si propone come soluzione ibrida complementare. Le pompe di calore, infatti, funzionano in modo efficiente a temperature moderate, ma perdono prestazioni con il freddo. Il sistema HYTING interviene proprio nei momenti di picco, consentendo di dimensionare le pompe di calore su carichi medi e ridurre i costi di connessione elettrica. “Riduciamo i picchi: dimensionando la pompa di calore sulla capacità utilizzata nel 90% del tempo, abbassiamo il CAPEX per kilowatt, mentre la nostra tecnologia a idrogeno gestisce i giorni più freddi”, ha spiegato a Natural Refrigerants. L’unità è modulabile tra 1 e 10 kW e consente il controllo della temperatura dell’aria in ingresso. Inoltre, in assenza di scambiatori di calore, quasi il 100% dell’energia prodotta viene trasferita direttamente al flusso d’aria dell’edificio.
Sul fronte industriale, HYTING ha già avviato l’installazione di ulteriori sistemi, con tre unità in diverse fasi di implementazione e due previste in funzione a marzo. Attualmente l’azienda offre soluzioni da 10 e 50 kW, con l’obiettivo di arrivare a 300 kW, anche per applicazioni legate alla deumidificazione nei processi industriali. La produzione è affidata al partner industriale ebm-papst e prevede la realizzazione di 30 unità nel 2026, tra 50 e 100 nel 2027 e una crescita fino a migliaia di unità entro tre o quattro anni.
Attualmente HYTING è focalizzata sul mercato europeo, ma prevede un’espansione globale a partire dal 2027. Tra i mercati potenziali, si legge su Natural Refrigerants, figurano Canada, alcune aree degli Stati Uniti – come California, New Jersey e Texas – oltre a Brasile e Cina, dove l’idrogeno è considerato una tecnologia strategica.


