Un rapporto preparato per la Commissione europea include i gas fluorurati nel perimetro delle sostanze Pfas e individua nella loro degradazione in acido trifluoroacetico (Tfa) uno dei principali elementi di preoccupazione. Lo riporta Refindustry, spiegando che lo studio è stato realizzato dalle società di consulenza WSP, Ricardo e Trinomics e analizza quattro scenari ipotetici per lo spazio economico europeo fino al 2050.
Il rapporto ricorda che i gas fluorurati comprendono gli idrofluorocarburi, che rappresentano circa il 90% di tutti gli F-gas, oltre ai perfluorocarburi, all’esafluoruro di zolfo e al trifluoruro di azoto. Nella revisione delle modalità di esposizione umana, lo studio evidenzia che l’esposizione per inalazione avviene principalmente in seguito a perdite da apparecchiature, come sistemi di refrigerazione, impianti di riciclo o altre applicazioni.
Secondo quanto si legge nel rapporto citato da Refindustry, il Tfa è probabilmente il prodotto finale della degradazione di altre sostanze Pfas, inclusa la degradazione fotolitica dei gas fluorurati rilasciati nell’atmosfera da fonti come i sistemi di condizionamento dell’aria. Nel caso di studio dedicato al Tfa, i ricercatori individuano nei gas fluorurati e nei pesticidi organici a base di fluoro le due principali fonti di emissione. Per valutare i tassi di emissione attuali e futuri, lo studio ha utilizzato sia le emissioni di F-gas sia le proiezioni di emissione legate alla proposta di restrizione universale dei Pfas.
Una revisione della letteratura scientifica citata nel rapporto suggerisce che tra il 20% e il 70% di tutti i gas fluorurati viene convertito in Tfa nell’atmosfera. Nello studio vengono quindi considerati tre livelli di stima: il 20% come scenario basso, il 40% come scenario medio e il 70% come scenario alto. Secondo l’analisi, nello scenario cosiddetto ‘business-as-usual’, l’aumento delle emissioni di gas fluorurati determinerebbe un ulteriore incremento delle concentrazioni di fondo di Tfa nei prossimi anni.
Per quanto riguarda i livelli di riferimento del 2024, il rapporto utilizza concentrazioni di Tfa pari a 700 ng/l nell’acqua potabile di fondo e 3.900 ng/l nelle situazioni di concentrazione elevata. Per le acque superficiali vengono indicati valori rispettivamente di 4.700 ng/l e 23.900 ng/l, mentre per le acque sotterranee i livelli considerati sono di 300 ng/l e 3.200 ng/l.
Lo studio esamina anche uno scenario ipotetico di arresto completo delle emissioni. In questo caso, si legge su Refindustry, i sistemi di condizionamento dell’aria – sia mobili sia stazionari – potrebbero rientrare tra i prodotti problematici da richiamare, con emissioni di gas fluorurati destinate a continuare per circa tre-cinque anni dopo il 2030. Le emissioni provenienti da prodotti ancora in uso, come gli impianti di climatizzazione, verrebbero invece considerate cessate dopo il 2033.


