Una nuova review pubblicata sull’International Journal of Refrigeration analizza gli sviluppi più recenti nei materiali a cambiamento di fase (Pcm) per la logistica del freddo, focalizzandosi su quattro categorie: organici, inorganici, eutettici e sistemi polimerici gelificati. Lo studio è stato realizzato da ricercatori basati a Singapore, si legge su Refindustry.
La ricerca evidenzia come le soluzioni di raffreddamento passivo basate su Pcm possano migliorare l’efficienza energetica e la sostenibilità rispetto ai sistemi attivi, grazie alla capacità dei materiali di assorbire e rilasciare energia termica durante la transizione di fase.
Tra le criticità analizzate compaiono superraffreddamento, separazione di fase, bassa conducibilità termica e rischio di perdite durante il cambiamento di stato. La review esplora inoltre l’impiego di additivi nucleanti e addensanti per migliorare la stabilità e le tecniche di macro e micro-incapsulazione per contenere il materiale durante i cicli termici.
I ricercatori hanno confrontato Pcm sviluppati in laboratorio con quelli disponibili sul mercato, valutandone le prestazioni tramite simulazioni e dati sperimentali, con particolare attenzione a temperatura di transizione, calore latente, conducibilità e stabilità di forma.
Gli autori affermano che lo studio fornisce una guida aggiornata per la formulazione dei Pcm e nuove strategie per affrontare le problematiche più comuni nelle applicazioni della catena del freddo. La ricerca è stata sostenuta dalla National Research Foundation Singapore nell’ambito della Low-Carbon Energy Research Initiative.


