Prima donna ingegnere del condizionamento, studiosa, divulgatrice, biografa di Carrier. Un secolo dopo, l’HVACR le deve più di quanto ricordi perché ha cambiato il modo in cui un settore pensa se stesso e ha allargato la porta da cui si entra.
Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration
C’è un paradosso nel nostro settore. Viviamo di cose che non si vedono: l’aria che non senti sulla pelle, l’umidità che non pesa, la temperatura che semplicemente “va bene”. Il nostro mestiere riesce quando nessuno ci pensa. Forse è per questo che abbiamo impiegato tanto a ricordare chi ha reso possibile tutto questo, e in particolare una donna che, in un’epoca in cui nessuno glielo avrebbe concesso, ha deciso di occuparsi proprio dell’aria.
Margaret Ingels nacque il 25 ottobre 1892 a Paris, nel Kentucky, e morì a Lexington nel 1971. In mezzo ci sono settantanove anni che sembrano la sceneggiatura di un film mai girato.
L’ingegneria come “seconda scelta”
La sua storia comincia con un consiglio. Secondo la scheda dell’Università del Kentucky, fu il preside Paul Anderson a convincerla a studiare ingegneria meccanica, presentandola come “la seconda scelta migliore”. Chiunque lavori nel settore sa quanto possano essere decisivi i consigli dati per caso. Si iscrisse nel 1911 e si laureò nel 1916: fu la prima donna laureata in ingegneria in quell’ateneo, la seconda negli Stati Uniti e la prima a ottenere il titolo professionale di Mechanical Engineer.
Oggi una laurea in ingegneria meccanica è un traguardo diffuso. Nel 1916 era un’anomalia, e come tale veniva trattata. Margaret non scelse la via comoda dell’eccezione tollerata: scelse quella della competenza dimostrabile.
L’incontro con Carrier
Dopo gli studi arrivò il momento che definì il resto della sua vita. Willis Carrier assunse Ingels come prima donna ingegnere del condizionamento del Paese, collocando la scelta in un’epoca in cui le donne americane non avevano ancora il diritto di voto. Le fonti non sono concordi sulle date: la cronologia aziendale parla del 1917, altre biografie del 1921, dopo il titolo professionale. Le due versioni si conciliano se si pensa a un primo ingresso e a un ritorno: lasciò l’azienda per ottenere il titolo di Mechanical Engineer, poi tornò. Il titolo di studio arrivò nel 1920, e fu il primo master in ingegneria meccanica conseguito da una donna negli Stati Uniti.
Conta meno la data esatta del fatto in sé: l’industria del freddo nascente aveva bisogno di competenza tecnica e di qualcuno capace di spiegarla, e trovò entrambe le cose nella stessa persona.
Il contributo scientifico: misurare ciò che si sente
Il lavoro di Ingels non fu solo rappresentanza. Il suo nome è legato allo studio del comfort termico: fra i suoi contributi viene citato lo sviluppo della scala della “temperatura effettiva”, che inserisce umidità e movimento dell’aria nell’equazione del benessere umano. Questa idea è alla base di tutto ciò che facciamo ancora oggi. Il comfort non è un numero sul termostato: è la combinazione di temperatura, umidità e velocità dell’aria. Chi progetta un impianto ragiona così, spesso senza ricordare da dove venga questo modo di pensare. Le fonti le attribuiscono anche un lavoro sul progetto dello psicrometro a fionda, lo strumento che misura l’umidità relativa.
La donna che spiegò l’aria condizionata alle famiglie
C’è poi la seconda carriera, quella che oggi chiameremmo comunicazione. Quando Carrier cominciò a guardare al mercato residenziale, serviva qualcuno capace di parlare alle case, e la mise a capo di una campagna per spiegare al pubblico i vantaggi del condizionamento. La rivista aziendale la descriveva come un’ingegnera impegnata in un programma educativo rivolto alle donne, per informarle sui vantaggi del “tempo fabbricato”. L’espressione, “Manufactured Weather”, era un’idea di marketing quasi poetica, e lei la rese credibile con i numeri.
Fu un lavoro di fiducia più che di vendita. Prima di installare un impianto bisogna convincere qualcuno che l’aria possa essere progettata. Ingels lo fece parlando a migliaia di persone e scrivendo più di 45 articoli tecnici, oltre a numerosi pezzi per riviste, ricoprendo anche il ruolo di bibliotecaria e redattrice tecnica di Carrier.
La biografa del fondatore
Concluse la carriera con un libro. Si ritirò nel 1952, dopo aver terminato la biografia Willis Haviland Carrier, Father of Air Conditioning. Oggi quel volume è un riferimento per chi studia le origini del settore, e con la sua uscita si chiude il cerchio: l’ingegnera che aveva contribuito a far capire il condizionamento al pubblico consegnò alla storia anche il racconto dell’uomo che lo aveva inventato.
Perché ne parliamo adesso
Si può celebrare Margaret Ingels per ragioni sacrosante di storia e di giustizia. Credo però che la ragione più utile sia un’altra, e riguarda noi.
L’HVACR ha un problema di manodopera, di ricambio generazionale, di attrattività. Si fatica a trovare tecnici, progettisti, installatori, e si fatica ancora di più a raccontare questo mestiere come una professione con un futuro. I dati lo dicono con una certa brutalità: nelle statistiche americane citate da una rivista di settore, le donne rappresentano il 2,3% dei meccanici e installatori di riscaldamento, condizionamento e refrigerazione, e l’8,5% degli ingegneri meccanici. Sono numeri statunitensi, ma la tendenza non è così diversa da quella europea.
Ingels ci dice che non si tratta di un problema nuovo né di un destino. Più di un secolo fa una ragazza del Kentucky, scoraggiata dall’ambiente e spinta quasi per caso verso una disciplina “di ripiego”, fece di quella disciplina la propria vocazione, e il settore ne uscì più solido. Ogni talento che oggi non troviamo, o non cerchiamo, è un’altra Margaret che non incontreremo.
Che cosa farne, di questa memoria
Celebrare non basta. Una commemorazione che non cambia nulla è un’ottima occasione per un convegno e per niente altro. Propongo tre cose semplici, valide per associazioni, aziende e scuole tecniche:
- La prima è raccontare Ingels nei percorsi di formazione, non come nota a margine ma come caso di studio su come nasce una scienza applicata.
- La seconda è rendere visibili le professioniste di oggi, nei cantieri, nei laboratori, nelle sale riunioni, nelle fiere, perché una ragazza possa immaginare di fare quel mestiere solo se vede qualcuno che lo fa.
- La terza è ricordarsi che la sua eredità più concreta è metodologica: misurare il benessere delle persone, non soltanto la temperatura di una stanza. È ancora l’orizzonte di qualità dell’aria, efficienza e comfort in cui lavoriamo.
Margaret Ingels non ha costruito un edificio che si possa fotografare né un prodotto con il suo nome sul pannello. Ha fatto qualcosa di più raro: ha cambiato il modo in cui un settore pensa se stesso e ha allargato la porta da cui si entra. Quando il prossimo anno la sala di un evento di settore si riempirà di applausi per lei, ricordiamoci che il modo migliore di ringraziarla sta nel guardare chi, oggi, sta ancora aspettando che qualcuno gliela tenga aperta.


