Boston (Usa) – La Corte suprema giudiziaria del Massachusetts ha stabilito, il 14 ottobre 2026, che un’azienda che chiede un’ingiunzione per proteggere i propri segreti commerciali deve dimostrare concretamente l’esistenza di un danno irreparabile. La sola probabilità di successo nella causa non è sufficiente. La decisione riguarda il caso ‘Daikin Applied Americas Inc. contro Russo’, nel quale Daikin aveva chiesto di vietare a due ex dipendenti di contattare per un anno 75 clienti dell’azienda. Lo si legge su JD Supra.
Secondo Daikin, i due avevano avviato un’attività concorrente prima di lasciare l’impiego e trasferito su indirizzi personali informazioni riservate, tra cui contatti commerciali, prezzi, costi, bollettini tecnici e password delle apparecchiature. Gli ex dipendenti avevano accettato di restituire le informazioni riservate e di non utilizzarle, ma si erano opposti al divieto di contattare i clienti. Nessuno dei due aveva firmato accordi di non concorrenza o di non sollecitazione.
La Corte ha confermato il rifiuto di imporre la restrizione, sottolineando che la perdita di clienti, contratti di manutenzione o ricavi futuri costituisce generalmente un danno economico risarcibile. Per ottenere un’ingiunzione, l’azienda deve quindi fornire prove specifiche del motivo per cui un risarcimento monetario non sarebbe sufficiente. La sentenza evidenzia inoltre che i tribunali non possono imporre automaticamente restrizioni post-lavorative che i dipendenti non hanno accettato contrattualmente. Le imprese che desiderano proteggere le relazioni commerciali dovrebbero pertanto valutare accordi di non sollecitazione chiari e applicabili.


