Le tecnologie di raffrescamento passivo e le soluzioni di nuova generazione possono contribuire in modo significativo a ridurre sia il fabbisogno energetico degli edifici sia la dipendenza dagli idrofluorocarburi (HFC). È quanto emerso durante un evento organizzato dall’Unep Cool Coalition, dall’ASEAN Centre for Energy e da SPACECOOL, a margine della 48esima riunione dell’Open-ended Working Group delle Parti del Protocollo di Montreal. All’incontro, si legge su Refindustry, hanno partecipato autorità nazionali per l’ozono, istituzioni regionali, fornitori di tecnologie ed esperti di equità e inclusione.
Secondo il rapporto ‘Global Cooling Watch 2025’ dell’Unep, le strategie di raffrescamento passivo possono abbassare la temperatura interna degli edifici da 0,5 a 8 °C, con tempi di ritorno dell’investimento compresi tra due e otto anni. Inoltre, le soluzioni passive e a basso consumo rappresentano circa il 65% del potenziale complessivo di riduzione delle emissioni previsto dal percorso di raffrescamento sostenibile (‘Sustainable Cooling Pathway’). Nonostante ciò, sebbene 69 Paesi abbiano introdotto requisiti per migliorare gli involucri edilizi, soltanto 19 prevedono l’obbligo di sistemi di ombreggiamento.
Nel corso dell’evento è stata illustrata anche la ‘Roadmap for Extreme Heat Protection through Passive Cooling in the ASEAN Region’, sviluppata dall’ASEAN Centre for Energy insieme all’Unep e presentata nell’aprile 2026. Il documento stima che interventi come l’ottimizzazione dell’involucro edilizio, la ventilazione naturale, le superfici riflettenti e l’ombreggiamento possano ridurre la domanda di energia per il raffrescamento fino al 42% nelle diverse zone climatiche del Sud-Est asiatico, comprese quelle caldo-umide. La roadmap è collegata all’ASEAN Plan of Action for Energy Cooperation 2026-2030 e integra standard armonizzati di efficienza energetica con requisiti specifici di raffrescamento passivo nei codici edilizi.
Durante il confronto, diversi rappresentanti istituzionali hanno evidenziato l’importanza di politiche coordinate e di progetti dimostrativi. La Giordania ha ricordato l’adozione del proprio National Cooling Action Plan nel 2025, che comprende codici edilizi, standard minimi di prestazione energetica e refrigeranti a basso impatto climatico. Il Vietnam ha invece presentato risultati che mostrano risparmi energetici fino al 25% negli edifici commerciali conformi ai nuovi requisiti, grazie a migliori involucri, sistemi di ombreggiamento e ventilazione naturale. I partecipanti hanno sottolineato come i progetti pilota debbano fornire dati concreti su prestazioni, consumi, costi operativi, tempi di ritorno dell’investimento, sicurezza e accettazione da parte degli utenti.
SPACECOOL ha infine illustrato la propria tecnologia di raffrescamento radiativo, basata su superfici capaci di ridurre la temperatura anche sotto l’irraggiamento solare diretto senza consumare energia. La soluzione è impiegata a livello internazionale dal 2021 e, secondo quanto riportato da Refindustry, è già stata installata su circa 10mila metri quadrati di superfici in Thailandia.
“L’ostacolo non è più rappresentato dalle prestazioni della tecnologia, ma dalla creazione di un mercato nel quale il raffrescamento passivo possa competere con le tecnologie convenzionali”, ha dichiarato Masahiro Suemitsu, amministratore delegato di SPACECOOL.
“Il raffrescamento passivo non sostituisce quello attivo”, ha aggiunto Niroopa Kowlesser, cooling policy specialist dell’Unep Cool Coalition. “La maggior parte dei Paesi avrà bisogno di entrambi, e il loro impatto sarà massimo se pianificati come una strategia integrata che agisca contemporaneamente sul lato della domanda e dell’offerta”.


