La transizione ecologica, la digitalizzazione e i nuovi refrigeranti stanno trasformando la refrigerazione. Ma senza tecnici qualificati il rischio è che l’innovazione rallenti. L’Italia soffre una cronica carenza di formazione, mentre altri Paesi hanno già costruito un rapporto virtuoso tra scuola e industria.
Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration
Negli ultimi anni il settore della refrigerazione ha affrontato trasformazioni profonde. Nuovi refrigeranti, normative sempre più severe, digitalizzazione degli impianti, intelligenza artificiale, manutenzione predittiva e sistemi connessi stanno cambiando il modo di progettare, installare e gestire gli impianti. Eppure esiste una questione che rischia di diventare ancora più importante della tecnologia stessa: la formazione.
La domanda è semplice, ma decisiva. Chi costruirà, installerà e manuterrà gli impianti frigoriferi del futuro?
Il problema riguarda tutta Europa, ma in Italia assume caratteristiche particolarmente preoccupanti. Da anni le imprese denunciano la difficoltà nel reperire frigoristi, installatori, progettisti e tecnici specializzati. Non manca il lavoro: mancano le persone preparate per svolgerlo.
Il paradosso è evidente. Mentre il mercato continua a richiedere competenze sempre più avanzate, il numero di giovani che scelgono percorsi tecnico-professionali rimane insufficiente. Per troppo tempo il nostro Paese ha considerato gli istituti tecnici e professionali come una scelta di serie B rispetto ai licei e all’università. Una visione culturale che oggi presenta un conto molto salato.
La refrigerazione moderna non è più quella di vent’anni fa. Il frigorista non si limita a sostituire un compressore o a caricare un impianto. Deve conoscere l’elettronica, l’informatica, le normative europee, la sicurezza, i refrigeranti naturali, la sensoristica, i sistemi di controllo remoto e, sempre più spesso, l’intelligenza artificiale applicata agli impianti.
Si tratta di una figura professionale altamente specializzata che richiede formazione continua.
Il problema è che il sistema scolastico italiano fatica a tenere il passo.
Esistono eccellenze distribuite sul territorio nazionale, istituti tecnici particolarmente attivi e docenti che collaborano con le aziende. Tuttavia manca ancora una strategia nazionale realmente coordinata che colleghi scuola, università, ITS Academy e mondo produttivo.
Negli ultimi anni gli ITS Academy hanno rappresentato un passo importante nella giusta direzione. Grazie alla stretta collaborazione con le imprese, questi percorsi formativi stanno formando tecnici immediatamente inseribili nel mondo del lavoro, con percentuali di occupazione che spesso superano l’80%. È un modello che meriterebbe di essere ulteriormente rafforzato anche nel settore HVAC-R.
Ma cosa accade all’estero?
La Germania rappresenta probabilmente il riferimento più noto. Il sistema duale integra formazione scolastica e apprendistato direttamente nelle aziende. Gli studenti alternano lezioni teoriche e attività pratiche, acquisendo competenze immediatamente spendibili. Le imprese partecipano direttamente alla formazione, contribuendo ad aggiornare continuamente i programmi didattici.
Un modello analogo caratterizza anche Svizzera e Austria, dove le professioni tecniche godono di un prestigio sociale molto più elevato rispetto a quello italiano. Diventare tecnico specializzato non viene percepito come una scelta di ripiego, ma come una carriera qualificata e ben retribuita.
Anche i Paesi nordici investono fortemente nella formazione continua. In Svezia, Danimarca e Norvegia particolare attenzione viene dedicata ai refrigeranti naturali, all’efficienza energetica e alla sostenibilità ambientale, temi che rappresentano ormai il cuore della refrigerazione moderna.
Negli Stati Uniti il rapporto tra industria e università è particolarmente sviluppato. Molte aziende finanziano programmi di ricerca, laboratori e corsi specialistici, creando un flusso continuo di competenze tra mondo accademico e industria.
Interessante è anche il caso della Cina, dove gli enormi investimenti nella formazione tecnica accompagnano la crescita dell’industria manifatturiera. Università, centri di ricerca e aziende collaborano nello sviluppo di nuove tecnologie, contribuendo a creare rapidamente figure professionali altamente qualificate.
Persino nei Paesi del Golfo, dove il settore HVAC-R è in piena espansione, stanno nascendo centri di formazione dedicati alla climatizzazione e alla refrigerazione, indispensabili per sostenere lo sviluppo delle grandi infrastrutture.
L’Italia possiede tutte le competenze industriali per giocare un ruolo da protagonista. Le nostre aziende producono componentistica, valvole, controlli elettronici, compressori, porte frigorifere e impianti apprezzati in tutto il mondo. Molte rappresentano autentiche eccellenze tecnologiche.
Il rischio, però, è quello di non trovare abbastanza tecnici in grado di sostenere questa leadership.
A rendere ancora più urgente il problema contribuisce il progressivo pensionamento di migliaia di professionisti. Nei prossimi dieci anni una parte consistente degli installatori e dei manutentori oggi attivi lascerà il lavoro. Se non verranno formate nuove generazioni, il rischio di una grave carenza di competenze diventerà concreto.
Le stesse aziende stanno cercando di reagire. Crescono le Academy interne, i corsi di aggiornamento, le collaborazioni con gli istituti tecnici e le attività di formazione dedicate agli installatori. Ma gli sforzi delle singole imprese non possono sostituire una politica nazionale.
Anche la comunicazione ha una responsabilità importante. Occorre raccontare ai giovani che la refrigerazione non è un settore vecchio o marginale. Al contrario, è uno dei comparti più innovativi dell’industria moderna. Significa lavorare con intelligenza artificiale, sostenibilità, automazione, energie rinnovabili, elettronica e tecnologie digitali.
È un mestiere che unisce competenze manuali e capacità progettuali, offrendo concrete opportunità professionali in Italia e all’estero.
Forse la vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto costruire impianti più efficienti o sviluppare refrigeranti sempre più sostenibili. Sarà soprattutto costruire una nuova cultura della formazione tecnica.
Perché la refrigerazione del futuro non nascerà soltanto nei laboratori di ricerca o negli uffici progettazione. Nascerà anche nelle aule degli istituti tecnici, nei laboratori degli ITS Academy e nelle officine dove i giovani impareranno un mestiere destinato a diventare sempre più strategico.
In fondo, il futuro del freddo dipenderà soprattutto da chi saprà costruirlo.


