Chemours ha raggiunto un accordo con l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti (Epa) e con il Dipartimento per la Protezione Ambientale del West Virginia in merito agli scarichi di PFAS e ad altre presunte violazioni normative, riguardanti principalmente gli stabilimenti Washington Works, Fayetteville Works e Chambers Works. Come si legge nel comunicato stampa ufficiale, il decreto di consenso proposto è ancora soggetto all’approvazione definitiva del tribunale.
In base all’accordo, Chemours verserà una sanzione civile di 22,5 milioni di dollari in tre rate annuali, nel 2026, 2027 e 2028. Il primo pagamento dovrà essere effettuato entro 30 giorni dall’approvazione del tribunale. La società precisa che 15 milioni di dollari della sanzione erano già stati accantonati nei propri bilanci.
L’azienda finanzierà inoltre progetti di mitigazione ambientale per un valore complessivo di 90 milioni di dollari nell’arco di 15 anni. Secondo quanto si legge su Refindustry, tali interventi saranno destinati alla riduzione delle emissioni di PFAS provenienti dagli impianti produttivi oppure al sostegno di iniziative legate all’acqua potabile e contribuiranno all’obiettivo di Chemours di ridurre di almeno il 99% entro il 2030 le emissioni di sostanze organiche fluorurate generate dai propri processi produttivi.
Chemours ha inoltre accettato di ampliare i programmi già esistenti dedicati alla tutela dell’acqua potabile nelle aree di West Virginia, Ohio e New Jersey. L’azienda prevede che questa estensione comporterà un incremento degli accantonamenti destinati alle passività ambientali.
Separatamente, Chemours ha raggiunto anche un accordo con la West Virginia Rivers Coalition per un importo inferiore a un milione di dollari. L’intesa chiude il contenzioso avviato nel 2024 ai sensi del ‘Clean Water Act’ in relazione a presunti superamenti dei limiti autorizzati per gli scarichi dello stabilimento Washington Works.


