Un gruppo tecnico composto da case automobilistiche, fornitori e produttori di refrigeranti ha presentato alle autorità europee una serie di misure regolatorie che potrebbero ridurre del 60% entro il 2050 le emissioni annuali di refrigeranti provenienti dai sistemi di climatizzazione dei veicoli passeggeri. Come si legge su Refindustry, le proposte sono state elaborate per supportare Echa e la Commissione Europea nella valutazione delle opzioni di riduzione delle emissioni nell’ambito della proposta di restrizione PFAS prevista dal regolamento REACH per gli F-gas nel settore dei trasporti.
Il gruppo di lavoro è stato co-guidato da Chemours e Solstice Advanced Materials e comprendeva otto Oem attivi nei veicoli leggeri e pesanti, sei fornitori Tier 1, una catena di officine, un distributore e due operatori del fine vita dei veicoli.
L’analisi stabilisce una baseline di emissioni pari a 14.979 tonnellate metriche annue nel 2021 lungo l’intera catena del valore della climatizzazione automotive nell’Ue e sviluppa scenari fino al 2050. Circa tre quarti delle emissioni attuali derivano dalla progettazione dei veicoli, principalmente a causa delle perdite dalle guarnizioni degli alberi compressore nei motori endotermici, dalla permeazione dei tubi e dall’invecchiamento delle guarnizioni elastomeriche.
Il pacchetto normativo proposto combina requisiti progettuali con obblighi di manutenzione e gestione a fine vita. Tra le misure previste figurano limiti massimi di perdita per l’omologazione dei nuovi veicoli – fissati a 7,6 grammi/anno per i veicoli ICE entro il 2030 e a 6,5 grammi/anno per i BEV entro il 2050 – oltre a nuove specifiche di robustezza per i condensatori ispirate allo standard SAE J2842.
Le misure relative alla manutenzione comprendono l’obbligo di utilizzo di coloranti Uv secondo lo standard SAE J2297, controlli periodici degli impianti Ac e pulizia dei condensatori ogni due anni in occasione delle revisioni, monitoraggio dello stato del sistema e tappi di servizio tethered obbligatori. Il costo totale stimato lungo il ciclo di vita sarebbe inferiore a 230 euro per veicolo, mentre la maggiore durata dei componenti – stimata tra il 30% e il 50% – compenserebbe gli investimenti aggiuntivi.
Le misure sul fine vita mirano a colmare il divario tra le pratiche Ue e quelle statunitensi. Lo standard SAE J2788 richiede infatti che le apparecchiature americane per recupero, riciclo e ricarica catturino almeno il 95% del refrigerante durante manutenzione e demolizione, mentre le macchine attualmente utilizzate in Europa recuperano circa l’80%.
La proposta prevede che tutte le apparecchiature RRR vendute nell’Ue dal 1° gennaio 2030 siano conformi agli standard SAE J2788 o J2843, estendendo inoltre l’obbligo di registrazione previsto dal regolamento F-gas 2024/573 a tutti i veicoli a motore.
Lo scenario 2030-2050 prevede una riduzione cumulativa di 183.413 tonnellate rispetto alla baseline, con emissioni annuali in calo a 6.083 tonnellate entro il 2050. Lo studio evidenzia però che la carica media degli impianti Ac potrebbe aumentare dagli attuali 550 grammi fino a 1.100 grammi entro il 2035, a causa della diffusione delle pompe di calore nei BEV.
“La maggiore opportunità di riduzione delle emissioni risiede nel miglioramento della manutenzione dei sistemi e del recupero dei refrigeranti a fine vita dei veicoli”, ha dichiarato Julien Soulet, vicepresidente e general manager di Solstice Refrigerants and Applied Solutions.


