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Materie prime critiche: nuove regole Ue su magneti permanenti e impatti per refrigerazione e pompe di calore

La Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo ha pubblicato il 17 marzo 2026 una bozza di rapporto sulle modifiche proposte al Regolamento (Ue) 2024/1252, noto come Critical Raw Materials Act. Come si legge su Refindustry, il testo ha implicazioni dirette anche per il settore della refrigerazione e delle pompe di calore, in quanto i generatori di raffreddamento e le pompe di calore rientrano tra le categorie di prodotto soggette alle disposizioni sui magneti permanenti previste dagli articoli 28 e 29.

Secondo la proposta, tali prodotti dovranno rispettare specifici requisiti informativi. L’emendamento amplia inoltre il campo di applicazione includendo “qualsiasi altro prodotto rilevante che contenga magneti permanenti”.

Per i prodotti coperti dall’articolo 28(1), che incorporano uno o più magneti permanenti con un peso complessivo superiore a 0,2 kg, le aziende dovranno pubblicare su un sito web ad accesso libero la quota di materiali recuperati da rifiuti di produzione e post-consumo. Tra questi figurano neodimio, disprosio, praseodimio, terbio, boro, samario, nichel e cobalto. L’obbligo scatterà entro il 24 maggio 2027 o due anni dopo l’entrata in vigore dell’atto delegato, a seconda della data più tardiva.

Il documento introduce anche una definizione di ‘rifiuti di produzione’, identificati come materiali scartati durante i processi produttivi – come sfridi o materiali macinati – che non possono essere riutilizzati nello stesso ciclo e devono quindi essere riciclati. La Commissione dovrà adottare regole per il calcolo e la verifica delle quote di contenuto riciclato entro tre mesi dall’entrata in vigore della normativa modificata.

Nella relazione illustrativa si legge che queste modifiche puntano a rafforzare l’autonomia strategica dell’Ue, migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche e sostenere un’industria europea più circolare. Il testo richiama anche una recente relazione della Corte dei conti europea, che ha evidenziato vulnerabilità nell’approvvigionamento, lacune nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti e una carenza di finanziamenti dedicati.

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