Un gruppo di eurodeputati del gruppo PfE ha presentato una mozione per una risoluzione del Parlamento europeo che si oppone al regolamento delegato della Commissione C(2025)08723, volto a modificare l’allegato III della Direttiva (Ue) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici. Come si legge su Refindustry, il testo prende di mira il quadro proposto per il calcolo del potenziale di riscaldamento globale (GWP) lungo il ciclo di vita degli edifici, sostenendo che introdurrebbe requisiti tecnici e amministrativi aggiuntivi con impatti economici sul settore delle costruzioni e sull’edilizia abitativa.
Secondo la mozione, il regolamento delegato definisce una metodologia dettagliata e vincolante per il calcolo del GWP, andando oltre gli elementi non essenziali che possono essere disciplinati tramite atti delegati ai sensi dell’articolo 290 del TFUE. Inoltre, imporrebbe ulteriori vincoli alle imprese di costruzione, in particolare alle Pmi, con effetti economici anche per famiglie e autorità locali.
A sostegno della propria posizione, i firmatari citano diversi dati sul mercato immobiliare: l’8,2% dei cittadini dell’Ue spende almeno il 40% del proprio reddito disponibile per l’alloggio; i prezzi medi delle abitazioni sono aumentati del 55,4% dal 2010 e gli affitti del 26,7%. Secondo dati della Banca europea per gli investimenti, sarebbero stati necessari circa un milione di alloggi aggiuntivi per soddisfare la domanda.
La mozione evidenzia inoltre un calo del 19,6% nei permessi di costruzione per nuove abitazioni nel 2023, una riduzione di oltre il 2% degli investimenti nel settore nel 2024 e un aumento dell’indice dei costi di costruzione nell’area euro da 62 nel 2000 a 116 alla fine del 2023. Secondo il documento, il regolamento delegato aumenterebbe la complessità normativa, i costi di costruzione e peggiorerebbe ulteriormente l’accessibilità economica delle abitazioni.
I firmatari chiedono quindi che il regolamento non entri in vigore e invitano la Commissione a presentare una nuova proposta nel terzo trimestre del 2026, con ambito più limitato e maggiore controllo da parte degli Stati membri sui parametri di calcolo. Chiedono inoltre una revisione della Direttiva (Ue) 2024/1275, supportata da una valutazione d’impatto completa focalizzata sui costi e sull’accessibilità, invitando la Commissione a considerare tutte le opzioni, inclusa l’abrogazione.


