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Gestione dei refrigeranti lungo il ciclo di vita: il ruolo chiave secondo il Protocollo di Montreal

Il Segretariato dell’Ozono ha pubblicato una nota informativa che introduce il concetto di ‘life-cycle refrigerant management’ (Lrm) nel contesto del Protocollo di Montreal. Come si legge su Refindustry, l’approccio Lrm mira a gestire i refrigeranti in modo ambientalmente sostenibile lungo tutto il loro ciclo di vita, contribuendo alla protezione dello strato di ozono, alla mitigazione climatica e allo sviluppo dell’economia circolare.

Secondo il documento, il Lrm copre tutte le fasi della filiera: dalla produzione, stoccaggio e trasporto dei refrigeranti, fino alla progettazione, produzione, installazione, funzionamento e manutenzione delle apparecchiature di refrigerazione, condizionamento e pompe di calore. Include inoltre il recupero, il riutilizzo e lo smaltimento sostenibile dei refrigeranti, oltre alla gestione a fine vita delle apparecchiature, considerate rifiuti elettronici in alcune giurisdizioni.

La nota evidenzia come le pratiche attuali lascino ancora ampi margini di miglioramento, con perdite durante il funzionamento, emissioni durante la manutenzione e rilascio di gas a fine vita. Tra le principali pratiche Lrm vengono indicati l’inventario dei refrigeranti, la prevenzione delle perdite attraverso progettazione e manutenzione, il recupero a fine vita, il riciclo o la rigenerazione e la distruzione delle sostanze non più utilizzabili.

L’implementazione di queste pratiche resta tuttavia complessa. Il documento sottolinea che gli strumenti per il rilevamento delle perdite non sono sempre accessibili, il settore della manutenzione è spesso stagionale e informale e le attività di recupero, riciclo e distruzione richiedono infrastrutture e investimenti significativi. Inoltre, gli impianti di distruzione sono distribuiti in modo disomogeneo a livello globale e il trasporto transfrontaliero può risultare costoso quando i refrigeranti sono classificati come rifiuti pericolosi secondo la Convenzione di Basilea.

Il Segretariato stima che le attuali ‘banche’ di sostanze lesive dell’ozono e HFC ammontino a un valore compreso tra 16 e 24 gigatonnellate di CO2 equivalente. Viene inoltre previsto che circa 67 gigatonnellate di CO2 equivalente entreranno nel mercato globale entro il 2100 anche in caso di piena conformità al Protocollo di Montreal, evidenziando come i benefici climatici e per l’ozono possano essere compromessi senza un’adozione su larga scala del Lrm.

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