Dalla magnetocalorica ai sistemi elastocalorici, diverse équipe di studio stanno esplorando tecnologie capaci di produrre freddo senza compressori e senza refrigeranti tradizionali. Si tratta di soluzioni ancora lontane dalla maturità industriale, ma che delineano possibili scenari di lungo periodo per il settore.
Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration
Per oltre un secolo la refrigerazione commerciale e industriale ha funzionato secondo lo stesso principio: la compressione di un fluido refrigerante che evapora e condensa all’interno di un circuito chiuso. È il ciclo che alimenta frigoriferi domestici, banchi frigo dei supermercati, celle frigorifere e gran parte degli impianti di climatizzazione.
Un modello tecnologico collaudato, efficiente e continuamente perfezionato nel corso dei decenni. Tuttavia, negli ultimi anni una parte della ricerca scientifica ha iniziato a esplorare strade completamente diverse. L’obiettivo è ambizioso: produrre freddo senza compressori e senza i refrigeranti tradizionalmente utilizzati nei cicli frigoriferi.
Il motivo di questo interesse è facile da comprendere. Il settore HVACR è oggi al centro di un’evoluzione normativa e tecnologica che punta alla progressiva riduzione dei gas fluorurati e all’adozione di soluzioni sempre più sostenibili. In questo contesto, alcune tecnologie emergenti cercano di ribaltare completamente il paradigma della refrigerazione.
Tra le più studiate figura quella basata sul cosiddetto Magnetocaloric Effect. Il fenomeno è noto alla fisica da oltre un secolo: alcuni materiali magnetici cambiano temperatura quando vengono sottoposti a un campo magnetico variabile. In pratica si riscaldano durante la magnetizzazione e si raffreddano quando il campo viene rimosso.
Se questo processo viene gestito ciclicamente, con opportuni scambiatori di calore e con un fluido di trasferimento termico, è possibile costruire un sistema capace di trasferire calore e quindi produrre freddo. In un impianto di questo tipo il materiale magnetico svolge il ruolo che, nei sistemi tradizionali, è affidato al refrigerante.
Il vantaggio teorico è evidente: niente gas fluorurati, minori problemi legati all’impatto climatico dei refrigeranti e una macchina con meno componenti meccaniche rispetto a un sistema a compressione.
Non sorprende quindi che diversi laboratori e aziende stiano sperimentando prototipi di refrigeratori magnetocalorici, soprattutto per applicazioni domestiche o elettroniche. Tuttavia, parlare oggi di una tecnologia pronta a sostituire i compressori sarebbe prematuro. I principali ostacoli restano il costo dei materiali magnetici, la complessità dei sistemi e la difficoltà di raggiungere potenze frigorifere elevate.
Accanto alla magnetocalorica sta emergendo un’intera famiglia di tecnologie basate sui cosiddetti “materiali calorici”, cioè materiali capaci di cambiare temperatura quando vengono sottoposti a stimoli fisici diversi: campi magnetici, campi elettrici o deformazioni meccaniche.
Tra queste soluzioni, negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione la refrigerazione elastocalorica. In questo caso il freddo viene generato sfruttando il comportamento di alcune leghe metalliche speciali che si riscaldano quando vengono deformate e si raffreddano quando tornano alla loro forma originale. Il principio è noto come Elastocaloric Effect.
Il materiale più studiato è una lega a memoria di forma a base di nichel e titanio, la Nickel-Titanium Alloy, capace di sopportare ripetuti cicli di deformazione generando variazioni di temperatura anche significative. In teoria, un sistema elastocalorico potrebbe funzionare come una sorta di motore frigorifero basato su materiali solidi, nel quale il freddo nasce dalla deformazione controllata del materiale e viene poi trasferito attraverso un fluido di scambio termico.
Per ora si tratta soprattutto di prototipi da laboratorio, e restano numerosi problemi da risolvere: dalla durata dei materiali sottoposti a milioni di cicli meccanici ai costi delle leghe speciali, fino alla progettazione di macchine affidabili e scalabili.
È importante sottolineare che, nel breve e medio periodo, il settore della refrigerazione continuerà a evolvere soprattutto lungo strade più consolidate: miglioramento dei sistemi a compressione, diffusione dei refrigeranti naturali e maggiore efficienza energetica degli impianti.
Eppure, se si guarda agli orizzonti più lontani, le tecnologie caloriche rappresentano uno scenario interessante per la ricerca applicata. Eliminare compressori e refrigeranti tradizionali significherebbe cambiare radicalmente il modo in cui produciamo freddo, aprendo la strada a macchine potenzialmente più silenziose, compatte e con minori implicazioni ambientali.
Per il momento la rivoluzione resta nei laboratori. Ma dopo oltre cent’anni di dominio del ciclo a compressione, l’idea che il freddo del futuro possa nascere direttamente dalle proprietà dei materiali non appare più soltanto un esercizio teorico. Potrebbe diventare, nel lungo periodo, uno dei possibili sviluppi della tecnologia frigorifera.


