Durata, costi, qualità dei visitatori, ritorno sugli investimenti e dimensione internazionale. La grande fiera mondiale del retail che si è tenuta a Düsseldorf (22-26 febbraio) continua a dividere espositori e operatori. Tra investimenti milionari, oltre il 50% di visitatori esteri, tassi di soddisfazione elevati e qualche criticità organizzativa, emerge un quadro articolato ma strategico.
Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration
Nel dibattito che accompagna ogni edizione di EuroShop, tornano puntuali alcune questioni: la durata dell’evento, i costi sostenuti dalle aziende, la qualità dei visitatori e il reale ritorno sull’investimento. Un confronto acceso ma necessario, soprattutto in un comparto tecnico e altamente specializzato come quello delle tecnologie per il retail, che comprende anche la refrigerazione commerciale. Ma accanto alle percezioni raccolte “sul campo”, esistono anche dati ufficiali che aiutano a leggere meglio il fenomeno.
La questione dei cinque giorni (e della domenica)
Cinque giorni sono troppi? Molti operatori lamentano una durata eccessiva, soprattutto in relazione ai flussi non sempre omogenei. La risposta di chi difende il format è chiara: trattandosi di un evento a cadenza triennale, lo sforzo può essere sostenibile.
Resta però la questione della domenica. In un contesto fortemente B2B come quello di EuroShop, la prima giornata può risultare meno incisiva sotto il profilo degli affari, con padiglioni molto ampi – anche da 10.000 metri quadrati – e presenze meno concentrate rispetto ai giorni centrali.
Anche la distribuzione degli orari incide: la chiusura anticipata o posticipata può modificare la qualità degli incontri. Non a caso, molti espositori individuano in martedì e mercoledì i momenti di maggiore intensità commerciale.
I numeri: internazionalità e soddisfazione
Se si guarda ai dati ufficiali delle ultime edizioni, emerge però un quadro molto solido. EuroShop registra decine di migliaia di visitatori professionali provenienti da oltre 50 Paesi, con una quota internazionale superiore al 50%. Il dato per l’edizione 2026 è anche superiore: 81mila visitatori da 141 Paesi.
Non solo quantità, ma qualità: circa il 94% degli espositori dichiara soddisfazione rispetto alla competenza e al livello decisionale dei visitatori. È un elemento che ridimensiona alcune critiche legate ai flussi: meno importante il numero assoluto, più rilevante il profilo dei contatti.
Questo dato si intreccia perfettamente con quanto emerge dalle testimonianze raccolte in fiera: molti espositori non puntano tanto al “nuovo cliente casuale”, quanto all’incontro con buyer, manager e partner già qualificati, provenienti da mercati internazionali.
Investimenti importanti, ritorni da valutare
Resta però il tema economico. Partecipare a EuroShop comporta investimenti significativi. Tra spazio espositivo, alle stimenti, logistica, trasporti, personale e ospitalità, per alcune aziende l’impegno complessivo può raggiungere cifre molto elevate.
Sono dati oggettivi che alimentano la riflessione: il gioco vale la candela? Per molti la risposta è sì, proprio in virtù della dimensione globale dell’evento. EuroShop è percepita come piattaforma leader mondiale nel retail, un punto di incontro dove si concentrano decision maker da Europa, Medio Oriente, Asia e Americhe. L’alta internazionalità rappresenta uno dei principali driver del ritorno sull’investimento.
Ridimensionamento dei padiglioni e nuove strategie
Rispetto al passato, alcuni osservatori notano padiglioni meno densi e stand più contenuti. Questo fenomeno non sembra legato a un calo di rilevanza, quanto piuttosto a una ridefinizione strategica degli investimenti.
Il mercato fieristico si è frammentato: sono nate manifestazioni verticali in diversi Paesi, e alcune aziende distribuiscono il budget su più appuntamenti.
EuroShop resta però l’evento “istituzionale” a cui difficilmente si rinuncia, anche scegliendo spazi più piccoli ma mirati.
Una piattaforma di contenuti oltre l’esposizione
Un elemento distintivo di EuroShop, evidenziato anche dalle fonti ufficiali e dagli osservatori di settore, è la struttura tematica articolata. Non solo area espositiva, ma forum, workshop, presentazioni e aree dedicate all’innovazione. Dalle soluzioni digitali all’intelligenza artificiale applicata al retail, dalla sostenibilità energetica al lighting design, la fiera si presenta come un vero e proprio hub di contenuti. L’edizione più recente è stata descritta come un “Global Retail Festival”, proprio per sottolineare la dimensione esperienziale e strategica dell’appuntamento.
Questo rafforza la percezione dell’evento come momento di visione, non soltanto di vendita.
Organizzazione e servizi: eccellenza tedesca, con costi annessi
Sul piano organizzativo, i giudizi sono generalmente molto positivi. Servizi navetta gratuiti, collegamenti efficienti tra i padiglioni, aree stampa attrezzate, ampia offerta di ristorazione interna: la macchina organizzativa di Düsseldorf è considerata tra le più efficienti in Europa. Allo stesso tempo, l’impatto sulla città è significativo: durante i giorni della fiera hotel e servizi registrano una forte pressione, con aumento dei costi logistici. Anche questo elemento entra nel calcolo complessivo che ogni azienda deve fare.
Che giudizio dare, quindi, su EuroShop?
Se vogliamo provare a fare un bilancio, è evidente che le criticità non mancano: durata percepita come lunga, flussi non omogenei, investimenti onerosi. Ma i dati ufficiali raccontano anche altro: alta soddisfazione degli espositori, forte internazionalità, qualità dei visitatori e riconoscimento globale della manifestazione come leader nel retail.
Chi vive la fiera quotidianamente sa che la verità sta nel mezzo. EuroShop non è un evento “facile” né economico, ma continua a rappresentare un nodo strategico per chi opera nel retail internazionale. Forse da ottimizzare in alcuni aspetti – distribuzione dei flussi, durata, equilibrio costi-benefici – ma ancora centrale come luogo di confronto, interconnessione e sviluppo. E in un mercato sempre più competitivo e frammentato, questa centralità resta un elemento difficilmente sostituibile.


