I ministri e i leader non statali della Climate and Clean Air Coalition (Ccac) si sono riuniti a Nairobi in occasione della settima Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unea7) per il meeting ministeriale annuale 2025. Secondo quanto riportato da Refindustry, l’incontro ha riaffermato il ruolo della Ccac nell’accelerare l’azione globale sui superinquinanti per raggiungere obiettivi climatici, di qualità dell’aria e di sviluppo sostenibile.
La sessione è stata co-facilitata da Adalberto Maluf, segretario nazionale per l’Ambiente Urbano, le Risorse Idriche e la Qualità Ambientale del Ministero dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico del Brasile, e da Ruth Davis OBE, rappresentante speciale per la Natura del Regno Unito. L’apertura è stata affidata a Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep, seguita da un intervento di Elliott Harris, ex sottosegretario generale Onu ed economista capo, sui risultati preliminari del ‘Global Economic Assessment of Climate and Clean Air’, la cui pubblicazione è prevista nel 2026.
I ministri hanno esaminato i progressi sull’attuazione della Risoluzione Unea 6/10 sulla cooperazione regionale contro l’inquinamento atmosferico e accolto il lancio del Ccac Super Pollutant Country Action Accelerator. Dalle prime analisi emerge che la mitigazione dei superinquinanti è economicamente vantaggiosa sia nel breve che nel lungo periodo e complementare agli sforzi di riduzione della CO₂.
Nel corso dell’incontro è stato ribadito il sostegno a iniziative come il Fossil Fuel Regulatory Programme e la Farmers’ FIRST Initiative. Una dichiarazione guidata dal Regno Unito e rilasciata alla COP30, firmata da 11 Paesi, ha inoltre sottolineato la necessità di forti riduzioni del metano nel settore dei combustibili fossili.
I ministri si sono impegnati ad affrontare il tema delle apparecchiature di raffreddamento inefficienti che utilizzano refrigeranti ad alto GWP e a sostenere strategie di economia circolare e gestione dei rifiuti, supportate dal nuovo fondo Ccac cross-settoriale lanciato nel 2025. L’Accelerator, introdotto alla COP30 con sette Paesi iniziali, punta ora a coinvolgerne 30 entro il 2030 e a raccogliere almeno 150 milioni di dollari per il Ccac Trust Fund.


