Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Cleaner Production introduce un metodo armonizzato top-down per calcolare le emissioni di gas serra lungo la filiera alimentare in 10 Paesi dello Spazio Economico Europeo, offrendo uno strumento comparabile per l’analisi delle emissioni Scope 1 e Scope 2, fa sapere Refindustry.
I Paesi analizzati – Austria, Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lituania, Norvegia, Polonia e Spagna – rappresentano il 74% della popolazione e il 76% del Pil dell’Ue27 più Norvegia. I dati riferiti al 2019 mostrano che la filiera alimentare incide tra il 10% e il 24% sulle emissioni nazionali complessive, con la Lituania al vertice.
Le emissioni Scope 1, che includono la combustione diretta di combustibili e le emissioni fuggitive, rappresentano l’84% del totale, mentre le Scope 2 variano in funzione dell’intensità carbonica dei mix elettrici nazionali. Agricoltura e pesca risultano responsabili del 58% delle emissioni della filiera, principalmente sotto forma di metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O). Seguono la manifattura e le attività domestiche, come cottura e refrigerazione, mentre lo stoccaggio incide solo per lo 0,5%.
Particolarmente rilevante il ruolo degli HFC nel settore retail: pur rappresentando solo il 5% delle emissioni totali della filiera alimentare, questi gas costituiscono il 50% delle emissioni Scope 1 del commercio al dettaglio. In Paesi come Austria e Lituania, gli HFC arrivano a coprire il 66% delle emissioni del retail, mentre in Italia raggiungono il 61%.
Le differenze tra Paesi dipendono sia dai consumi energetici sia dai fattori emissivi. La Lituania registra le emissioni pro capite più elevate (2,44 tCO₂e), mentre Norvegia, Francia e Lituania mostrano basse emissioni Scope 2 grazie a mix elettrici più puliti basati su idroelettrico e nucleare.
“Questa metodologia consente di confrontare le emissioni della filiera alimentare a livello settoriale tra Paesi diversi utilizzando dati coerenti”, ha spiegato Alan Foster, autore principale dello studio. “Uno strumento utile per individuare i principali hotspot nazionali e definire strategie di mitigazione mirate”, con evidenti implicazioni anche per il futuro della refrigerazione sostenibile.


