Di Massimo Moscati, direttore editoriale di PR Planet Refrigeration
Refrigera 2025 ha segnato una tappa fondamentale per l’intera filiera della refrigerazione, riaffermandone il ruolo strategico nella transizione ecologica. Dalla sostenibilità tecnologica alla responsabilità ambientale, un’edizione che ha rimesso al centro il valore umano dietro ogni innovazione.
Quella che state leggendo è un’edizione straordinaria, solo digitale, di PR Planet Refrigeration. Un formato speciale che nasce con l’intento di accompagnare i momenti più significativi del settore, offrendo ai nostri lettori uno sguardo tempestivo, diretto, ma anche più riflessivo. E Refrigera 2025, senza dubbio, meritava un numero dedicato: un evento che non solo ha confermato la vitalità del comparto, ma ha anche segnato un punto di svolta nel modo di concepire la refrigerazione all’interno del dibattito ambientale globale.
Già dai primi minuti di apertura, Refrigera 2025 si è imposta con una partenza energica, quasi contagiosa. Ogni stand raccontava una storia di impegno, ricerca e visione. Non posso nascondere un certo orgoglio nell’aver visto PR Planet Refrigeration presente ovunque, simbolo tangibile di un percorso editoriale velocissimo che ha saputo costruire credibilità e appartenenza in appena due numeri di rivista. E poi, naturalmente, la cerimonia dei PR Awards, che si appresta a diventare uno degli appuntamenti più attesi del settore (non c’erano mai stati prima Award a livello nazionale): un momento che premia l’eccellenza, l’innovazione e la sostenibilità lungo l’intera catena del freddo, dando riconoscimento a chi ogni giorno lavora per trasformare un settore tecnico in un pilastro della responsabilità ambientale.
La conferenza inaugurale ha dato immediatamente la misura della rilevanza di questa edizione. La presenza di Marco Nocivelli, presidente del Gruppo Epta – grazie al lavoro preparatorio di Marco Oldrati di Assofrigoristi, che ricordo con simpatia sin dal lontano 2014, quando mi contattò per iniziare a parlare di questa evoluzione del comparto – ha rappresentato un punto di raccordo tra passato e futuro. Le riflessioni emerse in sede di apertura si sono perfettamente allineate con la nostra linea editoriale: perché parlare di refrigerazione, oggi, significa parlare di ambiente, di energia, di sostenibilità, ma anche e soprattutto di persone.
Spesso definita una “nicchia tecnologica”, la refrigerazione viene ancora troppo di frequente relegata ai margini del discorso ecologico. Eppure, il suo ruolo è determinante. Dietro ogni vetrina refrigerata, ogni cella o impianto di climatizzazione industriale, c’è una sfida concreta alla transizione ecologica: ridurre gli sprechi alimentari, ottimizzare i consumi energetici, contenere le emissioni di gas serra, promuovere fluidi naturali e cicli termodinamici a basso impatto. È la scienza del freddo che permette di conservare il calore vitale del pianeta, garantendo equilibrio e continuità tra produzione e consumo, tra industria e natura.
In questo senso, Refrigera 2025 ha saputo farsi laboratorio e megafono insieme. I numerosi convegni tecnici, le tavole rotonde, gli incontri tra associazioni e imprese hanno dato voce a un’esigenza condivisa: non basta migliorare le performance delle macchine, bisogna ripensare i sistemi nel loro complesso, in un’ottica di economia circolare e di impatto ambientale nullo o positivo. La sostenibilità, infatti, non può più essere un claim da brochure, ma deve diventare un comportamento sistemico. È un dovere collettivo, non solo tecnologico.
Ed è proprio questa la visione che, come redazione, condividiamo e sosteniamo. Dietro ogni innovazione, dietro ogni brevetto o soluzione ingegneristica, ci sono uomini e donne che immaginano un futuro più equilibrato. Sono loro il vero motore della trasformazione ecologica del freddo. E raccontarli significa riconoscere il valore umano dell’innovazione.
Tutte le aziende presenti a Refrigera 2025 hanno mostrato soddisfazione palpabile. Certo, come in ogni evento fieristico, non sono mancati piccoli intoppi organizzativi o qualche fisiologica lamentela. Ma il clima generale è stato di entusiasmo e consapevolezza. Se penso alle incertezze e ai timori che avevano accompagnato l’edizione del 2023, posso dire con serenità che il peggio è passato. La filiera ha ritrovato fiducia e prospettiva, e la fiera ne è stata la dimostrazione più evidente.
Un suggerimento, forse non richiesto ma sincero: sarebbe opportuno, per le prossime edizioni, non sovrapporre Refrigera 2027 ad altri eventi fieristici contigui. La refrigerazione merita un palcoscenico tutto suo, privo di distrazioni, dove possa esprimersi appieno nella sua identità tecnica e ambientale.
Perché il freddo, oggi più che mai, non è solo una questione di temperatura: è una metafora del pianeta che cambia, una disciplina che unisce industria e ambiente in una stessa, imprescindibile responsabilità comune.


